Jack of all trades, master of none

Aggiornamento professionale | 27 Settembre 2018 di Giovanni Invernizzi
Formazione professionale: Jack of all trades, master of none - Paperplane

Ho sentito questa frase per la prima volta nell’aprile del 2016 in un contesto professionale.
Queste parole, come tutti i modi di dire o i proverbi, indipendentemente dalla lingua di origine, esprimono con una efficace immagine un concetto che altrimenti sarebbe difficile da spiegare.
Nel momento in cui l’ho sentita mi ha fatto molto riflettere e tutt’oggi mi torna in mente periodicamente.

Jack of all trades, master of none: pur avendo un’accezione positiva un saggio diceva:

“fare o non fare, non esiste provare”

Trovo questo contrasto molto interessante se visto in termini professionali e inevitabilmente mi sono fatto una domanda: quanto è importante specializzarsi in qualcosa piuttosto che dedicarsi ad avere una visione più ampia?
Ovviamente la mia riflessione vuole focalizzarsi sul mio campo professionale ma credo che a grandi linee si possa applicare a quasi tutti i mestieri.
Non solo: essere curiosi di cose anche molto diverse tra loro è sempre positivo perchè si impara a guardare ai problemi da diversi punti di vista. A patto però di non perdere di vista il tutto.

Trovare una risposta su quale sia la strada migliore non è facile.

Da un lato è molto importante avere delle competenze approfondite su uno specifico argomento, almeno nel mio settore.
Senza un minimo di specializzazione non ci si potrà mai spendere in qualcosa sentendosi totalmente sicuri dei propri mezzi e offrendo la propria professionalità agli altri.

Indipendentemente dal lavoro che fai vale una premessa: in questo periodo storico aggiornarsi e continuare ad alimentare la propria curiosità non è solo utile alla nostra formazione ma è fondamentale per evitare di sentirci, in futuro, incapaci di comprendere la società.

È fondamentale – laddove possibile – aggiornarsi DURANTE l’orario lavorativo e non solo al di fuori di esso: non siamo macchine e alla lunga la stanchezza peggiora sia il rendimento professionale che la vita. Anche se a volte è difficile è giusto fare il possibile per farsi concedere tempo dal proprio datore di lavoro per migliorare la propria professionalità.
In alcune aziende è già così da anni ma siamo in Italia ed è difficile far percepire il valore di questo aspetto.

L’aggiornamento professionale fatto in modo intelligente è qualcosa di molto complesso perché richiede due livelli di impegno:

  1. valutare quale aspetto migliorare;
  2. dedicare tempo all’apprendimento;

Il primo punto

Sembra banale ma non lo è: in ogni lavoro ci sono moltissimi aspetti “simili e diversi” che messi assieme vanno a costruire una figura professionale di livello crescente. Pensare di migliorarli tutti è onorevole ma riuscire con successo nel farlo è molto impegnativo e, a volte, alienante.
Per scegliere su cosa puntare bisogna usare un po’ di astrazione per valutare quale aspetto migliorare piuttosto che scegliere di getto qualcosa in cui siamo già bravi e che apparentemente richieda meno sforzi. Significa fermarsi, prendere un bel respiro e valutare quale scelta sia più spendibile sia nell’immediato che in un futuro meno prossimo.

Il secondo punto

Invece è più semplice ma ha qualche criticità. Come detto sopra è importante aggiornarsi ritagliando il tempo durante l’orario lavorativo ma siamo tutti “padroni del nostro destino”: bisogna quindi mettere in conto di sacrificare qualche pausa pranzo (forse tante pause pranzo?) e qualche giornata libera.
Perchè lavorandoci costantemente e a piccole dosi si può ottenere un miglioramento senza subire troppo la fatica.

Un’altra strada da percorrere è migliorare la propria professionalità attraverso l’apporto di una disciplina diversa dalla propria, dalla quale apprendere valori applicabili al proprio ambito di azione.
Sono certo che al miglioramento personale possa contribuire la lettura di un libro, di un manuale o la partecipazione a qualche seminario: imparerai a guardare i tuoi processi produttivi dall’esterno e a valutarne punti di forza e criticità.
Capirai che spesso l’autocritica “sterile” è un ostacolo difficile da superare ma se riesci ad andare oltre imparerai a porti limiti più ambiziosi perdendo la paura di sbagliare (e, ci tengo a sottolinearlo, l’errore è inevitabile e fondamentale nel processo di apprendimento).

Vuoi allietare il resto della lettura con un po’ di musica?

Avevamo detto: specializzati ma guardati anche intorno.

Non è già abbastanza impegnativo specializzarsi? Perchè è così  importante avere una visione più ampia che va oltre le mie specifiche competenze?

Avere competenze anche delle professionalità con le quali si è a contatto tutti i giorni è fondamentale per completare progetti nel migliore dei modi.
Impara a conoscere le criticità del lavoro degli altri e quando ti troverai a lavorare fianco a fianco con loro affronterai i problemi in modo più efficace.
Leggi tra le righe: ridurrai le incomprensioni, gli errori e gli attriti personali.

Se non sai da dove iniziare la scelta migliore è quasi sempre quella di porre domande. Se fai le domande giuste e se le persone con cui lavori sono disponibili ne trarrai grandi vantaggi e ti aprirai al confronto (e allo scontro, talvolta). Sii curioso, fai delle ricerche e procurati materiale sull’argomento che ti interessa.

Un vantaggio che risulta dal mettere in pratica questa dinamica è la facilità ad individuare le eventuali zone d’ombra che possono nascere quando due professionisti collaborano e danno per scontate le competenze altrui.
Oltretutto sarai in grado di capire perchè chi collabora con te ha fatto delle scelte senza fare troppe domande. E il tempo che risparmi lo puoi usare per fare osservazioni costruttive e realizzare un progetto migliore.

Ci vorrà tempo per arrivarci ma un giorno avrai una visione d’insieme più completa e, quando vorrai “cambiare aria” potrai essere un buon supervisore di un intero processo produttivo, quello che olia gli ingranaggi e sa bene come farlo.

Non mi rimane che dirvi “ad maiora”.

Devo necessariamente ringraziare un po’ di persone per essermi state di ispirazione per scrivere questo post.
Potrei elencare i nomi uno ad uno ma sono certo che mi dimenticherei qualcuno quindi bona, vi ringrazio per categorie. Tutti quelli che in studio mi supportano e mi sopportano tutti i giorni (siete in 4 ma siete notevoli). Tutti quelli che ho incrociato ai vari Meetup e WordCamp e che mi hanno lasciato qualcosa di significativo, che fosse ascoltare un loro talk, discutere del talk di qualcun’altro, lavorare assieme ad un progetto o semplicemente fare due chiacchiere davanti a una birra.

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